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Tesi di Laurea in Sociologia della Comunicazione
Relatore: Ch.mo Prof. Mario Morcellini - Candidato: Michele Pilla

 

 

LA RETORICA TRA OLD E NEW MEDIA

IL NUOVO GIORNALESE- Per Roland Barthes la retorica antica si associava alla poetica e allo stile. Oggi è una macchina argomentativa. Il linguista Michele Loporcaro: "Giornali illegibili"

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La retorica antica e medievale, ricorda Roland Barthes, si associava soprattutto alla poetica: “Questa fusione è capitale poiché è all’origine stessa dell’idea di letteratura: la retorica s’identifica ai problemi non già della “prova giuridica”, ma della composizione e dello stile; la letteratura (atto totale di scrittura) si definisce come il bello scrivere”.

La retorica di oggi è invece una macchina argomentativa: come ha mostrato Chaïm Perelman nel Trattato dell’argomentazione, è “scienza di ragionamento”, si apparenta meglio con la logica.

L’epoca romantica ha sospinto via la retorica dalla parola poetica: privata del suo essere parola del “far parola”, la retorica è stata orientata verso l’argomentazione. La retorica permea tutti i processi comunicativi, qualunque essi siano. Volendo effettuare un’analisi limitatamente incentrata sulla retorica giornalistica, ci si rende conto che l’arte del saper dire deve sottostare a registri, meccanismi linguistici e disposizioni grafiche ben delineate. Registri, meccanismi linguistici e disposizioni grafiche che nel corso del tempo sono andati evolvendosi, rinnovandosi e in un certo qualsenso, svecchiandosi.

Secondo Michele Loporcaro, ordinario di linguistica romanza all’Università di Zurigo, lo stile giornalistico italiano si è rinnovato negli ultimi decenni soltanto in apparenza. “Dopo una sostanziale mancanza di rottura, nel dopoguerra, rispetto al periodo fascista, il rinnovamento si è invece avuto a partire dagli anni settanta. Da allora si è progressivamente imposto uno stile brillante”. Innovazione, dunque, rispetto allo stile oscuro dei primi del Novecento. Già, un'innovazione tanto nella forma quanto nel contenuto, tanto nella struttura quanto nel suo stile.

Eppure Loporcaro, nel suo saggio Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani afferma che tali cambiamenti massmediatici non hanno connotati positivi.

Analizzando l’apparato informazionale dei mezzi di comunicazione di massa ci si accorge di quanto sia oscuro il linguaggio dei mass media in generale e dei giornali in particolare. Citando uno dei maggiori intellettuali della sinistra di maggior peso in questo campo, Tullio De Mauro, Loporcaro sostiene che “i giornali italiani sono poco letti perché poco leggibili, e sono poco leggibili in quanto oscuri”. Questa oscurità, spiega lo studioso usando l’espressione demauriana, fa della maggioranza degli italiani dei non lettori e ha radici nel nostro sistema educativo, che fornisce tramite la scuola dell’obbligo una formazione linguistica insufficiente.

A tal proposito, Loporcaro ci propone due posizioni distanti: quella appunto di De Mauro, che individua nella cattiva istruzione scolastica l’oscurità linguistica degli italiani, e quella di Umberto Eco, secondo il quale sarebbe semplicistico attribuire all’imperizia o all’enfasi letteraria dello scrivente l’oscurità dei giornali italiani, che è invece manifestazione di un preciso programma ideologico: se si vuole che qualcosa cambi nella lingua dei giornali se ne deve modificare l’ideologia.

Qualunque sia il punto di vista da adottare, è innegabile il fatto che, anche e forse soprattutto grazie all'avvento del giornalismo on line, quei registri, quei meccanismi linguistici e quelle disposizioni grafiche cui deve sottostare l’arte del saper dire nella pratica giornalistica sono andati evolvendosi, rinnovandosi e in un certo qualsenso, svecchiandosi.

Volendo operare un parallelismo tra la retorica giornalistica antica e quella moderna, a primo acchito ci si accorge che ai giorni nostri la retorica viene di fatto “svuotata” dalla notizia, quasi esautorata. L’arte del bello scrivere, quella retorica che era anche poetica, è stata schiacciata senza soluzione di continuità dall'eccessiva rapidità informativa e comunicazionale. Il cosa scrivere è diventato più importante del come scrivere. La notizia infatti è sempre più intesa come spot, quasi come “lancio” d’agenzia e questo è dovuto essenzialmente alla notevole e brusca “accelerazione” che ha subìto in tempi recenti la comunicazione.

“L’affermazione di Internet ha segnato, soprattutto nel nostro Paese, un passaggio d’epoca singolarmente accelerato, mentre altrove la transizione dalla massificazione comunicativa alla multimedialità ha seguito percorsi più lunghi e graduali, con minor stress nell'adeguamento sociale al nuovo stato di cose”.

Le nuove tecnologie, infatti, hanno dato vita a un fenomeno che sta assumendo contorni sempre più marcati e va sotto il nome di bombardamento mediatico. Ad oggi, infatti, basta un semplice computer per costruirsi un notiziario. Nell’arco di dieci anni, dal 1998 circa, infatti, si sono fatti passi da gigante in tal senso. Dalla tivvù al televideo al pc, fino ad arrivare addirittura ai cellulari: in poche e semplici mosse, ci si può informare in modo assolutamente gratuito. Siamo agli antipodi rispetto all’ideale dell’informazione come quarto potere, sede del dibattito razionale sulla politica, nato con l’Illuminismo.

Questo ideale è in crisi dovunque e più che altrove in Italia, paese che, quanto alla formazione di un’opinione pubblica, è da sempre alla retroguardia in Europa. Come detto, la retorica antica aveva la grande capacità di equiparare la parola, e in questo senso svolgeva una funzione essenziale nella democrazia. Ancor più importante, La presa di parola sostituiva un rapporto sociale fondato sulla violenza. La parola retorica era lo strumento che tentava di produrre nel concreto un legame sociale egualitario.

Oggi, invece, tutto questo è andato perduto. La polemica è al centro dei dibattiti e i giornali non ne sono affatto esenti, anzi. È proprio con questo tam tam informazionale che il giornale tradizionale deve dunque fare i conti per “ripensare” sé stesso. La retorica come ars bene dicendi resiste, ad esempio, soltanto in alcune parti di esso: editoriali, articoli di fondo o di commento. Per il resto, i quotidiani sembrano aver assimilato il modus vivendi dei giornali on line. Basta dare una semplice occhiata ai quotidiani nazionali per rendersene conto che hanno assunto una veste decisamente più “aggressiva”.

I “vecchi” media, dunque, cercano una nuova “infanzia” cambiando formato, disposizione di contenuti, e soprattutto linguaggio. Dunque, con l’avvento e lo sviluppo sempre più corposo del giornalismo on line quel che cambia non è solo e semplicemente il mezzo attraverso il quale la notizia viene pubblicata ma anche e, soprattutto, il modo di scrivere e di leggere. Il linguaggio nel suo complesso. Nei titoli e negli articoli. Nella grafica e nelle immagini. È il modo stesso di comunicare che cambia prospettiva.

Michele Pilla

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