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Splendido gemellaggio culturale tra Napoli e Busto Arsizio nel segno dei dialetti

Mercoledì 17 settembre, nella sala consiliare del comune di Busto Arsizio, è stato suggellato un bellissimo gemellaggio culturale tra Napoli e la città di Busto. L’occasione è stata la presentazione di un video realizzato dal burattinaio Elis Ferracini e dall’esperto di cultura bustocca e dialetto Antonio Tosi (il Pedèla), storico del dialetto e della città, con la sapiente regia di ex studenti dell’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni.

Il tutto, sotto l’egida del “Tg in dialetti”, il primo notiziario interregionale e internazionale al mondo ideato e realizzato dal giornalista partenopeo Michele Pilla e supportato da Patrimonio Italiano Tv, che racconta l’Italia in una modalità insolita, attraverso i dialetti e le minoranze linguistiche.

Il video “Le radici della grande Busto” (“I radìsi da Büsti grandi”) racconta, in rigoroso dialetto bustocco, i metodi educativi, proverbi, stili di vita dei cittadini di Busto Arsizio, spaziando tra Piazza Santa Maria e i musei civici, tra piazza Trento e Trieste e altri luoghi chiave del territorio. Un progetto che sta molto a cuore al vicesindaco e assessore a Identità e Cultura Manuela Maffioli, sempre a caccia di proposte che permettano di rinnovare le tradizioni locali. L’antica arte delle marionette qui si sposa alla moderna tecnologia.

 

Tutto però è nato dall’invito di un conoscente di Ferracini, il bergamasco Bruno Ghislandi, di portare Busto al “Tg dei dialetti”.

«Si tratta di un telegiornale che mira a unire, e non a dividere – afferma Michele Pilla, ideatore del Tg -. L’Italia è un Paese splendido, fondato su tante culture diverse, e sono proprio le peculiarità dei singoli territori ad aver dato origine a questa grande Nazione. La mission del nostro Tg è proprio questa: mostrare le singole culture, le identità di ogni territorio e metterle insieme, in una sorta di melting pot linguistico. In tal senso, questa iniziativa che unisce Napoli e Busto Arsizio assume un valore ancor più importante».

Il progetto ha avuto il sostegno e il contributo del Comune: «L’impostazione è leggera, ma in realtà cela la consapevolezza, termine che io associo spessissimo al concetto di identità – ha osservato l’assessore a Identità e Cultura, Manuela Maffioli -. Identità non significa infatti arretratezza ma consapevolezza. Sapere sempre chi siamo, da dove veniamo, quali sono i valori, i pensieri e le azioni che hanno concorso ad essere quelli che siamo e che abbiamo assorbito nel tempo in un ambiente in cui ci siamo formati è importantissimo. A Busto l’identità è molto sentita, sono numerosissime le associazioni che si impegnano quotidianamente per la sua valorizzazione verso le nuove generazioni».

«Riascoltando il video sembra di essere in uno di quei paesi di montagna in cui si parla quel dialetto stretto impossibile da decifrare e comprensibile solo tra compaesani, ma in realtà dietro ai dialetti e ai loro detti c’è una storia più ampia. Non sono solo parole» ha affermato Ferracini. E ha continuato: «Questi proverbi, infatti, se presi singolarmente, consentono di riflettere sui nostri modi di fare e restituiscono nell’immediato il clima che esiste in città. Questa consapevolezza può essere importante per creare un ponte di incontro con gli altri».

«I proverbi, come diceva Flaubert, rappresentano la saggezza dei popoli – ha aggiunto Antonio Tosi -. Nell’era della globalizzazione l’identità di una terra e dei suoi abitanti affonda le radici nella tradizione locale, che ha nel vernacolo, la sua espressione più autentica. Dobbiamo tenere vivo il dialetto bustocco perché a Busto non esistono reperti archeologici, l’unica cosa certa è il nostro dialetto. E ricordiamo che la tradizione non consiste nel conservare la cenere ma nel trasmettere la fiamma».

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